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IL RESTAURO DEL SANTUARIO DI
SANTA MARIA
(a. 1542)

Santuario di Santa Maria alla fontana;Nella foto
a destra Assunzione della Vergine(Aurelio Luini-affresco XVI secolo)
Piazza Santa Maria, con il suo santuario, il bel campanile, il castello
e i suggestivi portici dell’ex caserma Castiglioni, ha costituito
e rimane la memoria storica di Venegono Superiore. Il passato e la storia
del nostro paese sono racchiusi qui, come una preziosa eredità
di architettura da conservare e tramandare nel tempo.
Questa considerazione è stato il filo conduttore dei vari interventi
di restauro, avviati a partire dalla fine degli anni Ottanta, fortemente
voluti dalle varie amministrazioni comunali ma soprattutto dalla parrocchia,
che hanno interessato gli edifici storici presenti e in particolare la
chiesa di Santa Maria e la sua torre campanaria.
Tralascerò volutamente ogni cenno storico, rimandando le persone
interessate ai testi di Aldo Gilli e di Carlo Taccheo Brière, per
soffermarmi a meglio descrivere le varie fasi di intervento e di recupero
conservativo della chiesa cinquecentesca.
La torre campanaria
I primi interventi riguardarono il restauro e il consolidamento della
torre campanaria, che si presentava con evidenti segni di degrado, di
dissesto e staticamente compromessa.
I rilievi, affidati all’ingegnere Franco Luraschi, portarono alla
luce la presenza di fessurazioni nei punti di unione del tessuto murario,
evidenziando una situazione nevralgica che si era acutizzata in periodi
recenti.
Il tiburio e il locale della campana presentavano segni di compromissione,
legati in parte all’incuria protrattasi nel tempo, che avevano fatto
sì che intere parti venissero a mancare o risultassero fatiscenti.
Per quanto riguarda l’interno, risultava impossibile la salita dal
locale campanaro al tiburio, dal momento che sia le solette ai vari piani
sia le scale in legno esistenti non presentavano requisiti di sicurezza
idonei.
In base alle problematiche sopra descritte, si intervenne dapprima sulla
struttura, con la posa all’interno della torre di una rete metallica
elettrostatica groutata alla muratura, che fungesse da unione tra le diverse
parti che apparivano preoccupantemente slegate, garantendo così
stabilità alla fabbrica.
Quindi si sono eseguiti la pulizia delle superfici esterne con lavaggio
a bassa pressione, il ripristino del tetto, delle strutture lignee interne,
e la ricomposizione del disegno originario della finestratura, avvalendosi
di materiali speciali (ricostruendo solo là dove necessario, ma
soprattutto mantenendo le indicazioni del progetto iniziale).
Infine, si procedette alla ricostruzione di tutte le solette lignee, a
esclusione dell’ultima, ritenendo più opportuno l’uso
del calcestruzzo e disponendo, inoltre, la pulizia della campana e la
sua collocazione tramite la posa di una nuova struttura.
Ultimati questi interventi, si ritenne opportuno un lavaggio globale della
torre mediante acqua a media temperatura e bassa pressione, con un trattamento
protettivo finale a base di speciali resine siliconiche.
Il risultato finale è stato quello di una conservazione attiva
del campanile, riconoscendo le varie stratificazioni storiche e i precedenti
interventi, rispettandoli nell’ottica di un restauro attento e scrupoloso.
Risolti i problemi della torre campanaria, l’attenzione si è
rivolta al santuario, ritenendo prioritari e urgenti gli interventi sulla
copertura e sul risanamento del muro sottostante l’affresco della
Madonna Assunta.
Il rifacimento del tetto
Il rifacimento della copertura del tetto della chiesa di Santa Maria,
eseguito completamente dalla parrocchia, si è reso necessario in
quanto le rilevanti infiltrazioni di acqua piovana avevano reso fatiscente
la struttura.
Si procedette alla rimozione del manto di copertura, ponendo attenzione
al recupero del maggior numero possibile di coppi sani per un successivo
riutilizzo e alla rimozione della malta di ancoraggio, completamente asportata.
Si è quindi provveduto alla rimozione e sostituzione di parte dei
travetti, quelli cioè visibilmente degradati e avariati, con il
loro successivo ammaraggio con cemento idrofugo antiritiro. I travetti
non sostituiti, raschiati fino a riportare il legname all’originale,
e la perlinatura in larice hanno subìto trattamento antiparassitario
ed antimuffa.
Sopra tutta la travatura in legno è stato posato un foglio di cartonfeltro
bitumato a ulteriore protezione.
Canali, scossaline, converse e pluviali sono stati sostituiti con altrettanti,
con sagomature identiche alle precedenti, posti in opera con metodi tradizionali
e poi verniciati con prodotti per lunga conservazione.
La posa della copertura è stata eseguita con lastre ondulate in
fibrocemento, poggianti su listoni sui quali è stata fissata una
rete anticaduta plastificata.
Per il manto di copertura, ai coppi originali sono stati aggiunti 1600
coppi nuovi, che sono stati impiegati nei canali (tegola inferiore), lasciando
così di fatto l’aspetto antico originario.
È stata inoltre effettuata una pulizia della facciata, con estirpazione
di rampicanti infiltrati nelle fughe dei mattoni e l’asportazione
di chiodi e tiranti di varia natura.
L’intervento successivo è stato mirato alla risoluzione del
problema dell’umidità: infatti, durante un sopralluogo apparve
necessario intervenire immediatamente, per salvare l’affresco del
Cinquecento della Madonna Assunta, che per l’incipiente umidità
andava scomparendo, prima di procedere al restauro dello stesso.
L’intervento, attuato da una ditta specializzata, operando dall’esterno,
ha previsto delle infiltrazioni, all’altezza del pavimento dell’altare,
di un composto chimico che espandendosi all’interno del muro crea
uno strato impermeabile. Tale operazione appare necessaria per l’intero
muro perimetrale del santuario.
Il restauro interno
A metà degli anni Novanta, dopo aver rivalutato con sapienti lavori
di restauro gli affreschi all’interno della chiesa, con l’indirizzo
del professore C. A. Lotti e l’approvazione del parroco, si è
affidato all’architetto Franco Barbieri lo studio e il progetto
del nuovo tabernacolo e l’arredo dell’altare.
Si è optato per la scelta di elementi “dichiaratamente moderni”
(come li ha definiti l’architetto), per evitare che false imitazioni
risultassero come elementi di rottura rispetto alle strutture esistenti.
Per quanto riguarda il tabernacolo, di forma sferica e posizionato centralmente
in modo da richiamare i concetti di centralità del cosmo e di perfezione,
si sono impiegati materiali semplici e propri del luogo: il vetro per
basamento, per esprimere trasparenza e leggerezza e per permettere una
visione dell’affresco retrostante; la pietra di Viggiù per
il corpo del tabernacolo, il cui colore è molto simile al sarcofago
raffigurato nell’affresco retrostante e la cui forma d’apertura
conferisce grande importanza al gesto dell’estrazione dell’eucaristia.
L’ottone, impiegato per le bordure, ricorda il colore dell’oro,
donando quindi un senso di preziosità.
L’altare, seguendo gli stessi principi, è stato pensato come
una monolitica lastra di pietra, poggiante su spalle di vetro trasparente,
che gli conferiscono un aspetto di semplicità, in perfetto equilibrio
con gli elementi circostanti.
Infine per il leggio e per il basamento del cero è stata proposta
una struttura semplice in ferro anticato.
Da ultimo va ricordata anche la sistemazione del giardinetto prospiciente
l’entrata del santuario, che sottolinea ancora una volta l’attenzione
e l’interesse di tutti di volere salvaguardare l’immagine
e la memoria storica di questo santuario. È infatti da ricordare
l’attaccamento della popolazione al santuario con la devozione alla
Madonna di Santa Maria, festeggiata con grande solennità ogni anno.
Il Comitato Santa Maria provvede con generosità alla manutenzione
dell’edificio.
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