Parrocchia di San Giorgio

La Liturgia

FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME! (Luca 22,19)

 
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per far festa insieme
nel giorno del Signore,
nello splendore della liturgia:
“il cielo sulla terra” (S. Bulgakov).


“Dappertutto il Creatore e la sua creatura si incontrano in una bellezza non di passione, ma di comunione. Dappertutto la liturgia abbozza un’arte globale. Fa del mondo un oceano di simboli e una lode dei ritmi del corpo. Il paradiso si riapre e le cose ultime si anticipano in questa oasi in cui partecipiamo alla “comunione che produce ogni bellezza”” (O. Clement).

LA LITURGIA:sulla soglia del mistero


La costituzione conciliare sulla liturgia Sacrosanctum Concilium afferma che “la liturgia è ritenuta come l’esercizio dell’ufficio sacerdotale di Gesù Cristo; in essa, con segni sensibili viene significata e, in modo proprio a ciascuno, realizzata la santificazione dell’uomo, e viene esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale… Cristo è sempre presente nella Chiesa, in modo speciale nelle azioni liturgiche” (Sacrosanctum Concilium, 7).
Fonte e culmine
Come l’uomo che celebra, la liturgia ha un’anima e un corpo: una realtà di contenuto interiore e una realtà di natura esteriore. Anima della liturgia è la preghiera che – con Gesù, per Gesù e in Gesù – la Chiesa innalza a Dio. Corpo della liturgia sono i riti, i gesti, le preghiere, i canti, le formule espressive, ecc. La liturgia è nella vita della Chiesa il fulcro.
In essa non si esaurisce tutta l’azione della Chiesa: vi è un larghissimo spazio per la catechesi, la pratica della carità, ecc., ma la liturgia e il “culmine a cui tende l’azione della Chiesa e la fonte da cui promana tutta la sua virtù”. Nella celebrazione liturgica “partecipiamo, pregustandola, alla liturgia della Gerusalemme celeste”. La liturgia è “l’opera grande con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati”; è l’azione in cui Cristo “associa a sé la Chiesa, sua sposa amatissima, la quale prega il suo Signore e per mezzo di lui rende il culto all’eterno Padre” (Sacrosanctum Concilium, 10, 8 e 7).
“La liturgia è il primo invito al mondo perché sciolga in preghiera beata e verace la sua muta lingua, e senta l’ineffabile potenza rigeneratrice nel cantare le lodi divine e le speranze umane. La liturgia è la più grande scuola di pietà e di santità” (Paolo VI). “Nella messa o Cena del Signore il popolo di Dio è chiamato a riunirsi insieme sotto la presidenza del sacerdote, che agisce nella persona di Cristo, per celebrare il memoriale del Signore, cioè il sacrificio eucaristico”. (Principi e norme per l’uso del Messale ambrosiano, 7).
Il “proprium” liturgico
Alcune considerazioni, per una riflessione, del cardinale Ratzinger: “La liturgia non è uno show, uno spettacolo che abbisogni di registi geniali o di attori di talento. La liturgia non vive di sorprese simpatiche, di trovate accattivanti ma di ripetizioni solenni. Molti hanno pensato e detto che la liturgia debba essere fatta da tutta la comunità, per essere davvero sua. È una visione che ha condotto a misurarne il successo in termini di efficacia spettacolare, di intrattenimento. In questo modo è andato perso il “proprium” liturgico, che non deriva da ciò che noi facciamo ma dal fatto che qui accade qualcosa che noi tutti insieme proprio non possiamo fare”: l’opera della salvezza.


L’ANNO LITURGICO: la bellezza del celebrare i misteri del Signore


La Chiesa nel corso dell’anno liturgico manifesta l’esigenza di rivivere continuamente l’opera compiuta dal suo Signore. Ogni domenica, giorno del Signore, fa memoria della risurrezione; ogni anno celebra la Pasqua, la festa che dà origine a tutte le feste, la grande e solenne commemorazione della passione, morte e risurrezione di Gesù.
Un itinerario di fede
Nel corso dell’anno liturgico la Chiesa “presenta tutto il mistero di Cristo, dall’incarnazione e natività fino all’ascensione, alla pentecoste e all’attesa della beata speranza e del ritorno del Signore” (cfr. Sacrosantum Concilium, 102). Inoltre, nella luce del mistero di Cristo, la Chiesa venera Maria santissima e commemora il giorno natalizio dei santi.
L’anno liturgico è itinerario di fede che riporta continuamente al centro della vicenda salvifica, alla persona di Cristo.
Per uscire dall’anonimato
“Questo celebrare sempre e soltanto l’unico mistero pasquale diviene fonte della possibilità per l’uomo di passare dalla condizione del peccato a quella della vita nuova. L’anno liturgico ha inoltre il potere di togliere dall’anonimato e dalla distanza, convocando tutti attorno all’unico centro: Gesù, la sua morte, la sua risurrezione, la pasqua, l’eucaristia. Nell’anno liturgico si dispiega il dinamismo della Parola nel tempo; essa conduce la Chiesa a strutturarsi pastoralmente dandosi obiettivi, strumenti, tappe adeguate. Accogliendo tale Parola nella fede, la comunità può così ritornare nel quotidiano per dare voce e volto a ciò che incontra, spezzando per ogni uomo il dono di cui si è nutrita” (C. M. Martini, Itinerari educativi).

L’EUCARISTIA: cuore della liturgia nel giorno del Signore

Nella costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium del Vaticano II la messa viene descritta come il memoriale della morte e della risurrezione di Cristo, destinato a perpetuare il sacrificio del Signore, nel quale si comunica alle anime la vera liberazione dal peccato e il pegno della vita eterna.
La celebrazione eucaristica è situata all’interno della totalità della vita della Chiesa: è questa appunto la prospettiva che ce ne fa comprendere tutto il valore. Oltre che celebrare bene la messa, è necessario considerarla come momento che continuamente ridice il senso della missione della Chiesa, ne annuncia l’unità e la alimenta, ci impegna a un culto vero e ci fornisce il criterio per valutare tutte le altre attività.
Mistero di comunione
Nel memoriale eucaristico della Cena del Signore riceviamo la Parola di verità. Parola ascoltata e accolta come fermento che rinnova la vita e la rende gradita al Signore; Parola che permette al fedele di ricordarsi di Dio e di prendere coscienza che Dio è presente, ora e qui, come potenza salvifica e amore liberante. Con l’invito “Fate questo in memoria di me” il Maestro chiede di essere con lui, per lui e in lui una risposta autentica alla Parola di verità che viene da Dio e dunque un seme di quella vita che non muore. L’eucaristia, segno e sorgente della vera carità che ci è stata data nella Pasqua di Cristo, è mistero di comunione con Dio e con i fratelli, è grazia di Dio che ci fa sua Chiesa nell’amore.


UN POPOLO CHE CANTA: prega due volte


La musica sacra è un elemento peculiare della liturgia, non un semplice abbellimento accessorio. Abbandonare la bellezza dell’espressione musicale si rivela, alla prova dei fatti, un motivo di sconfitta pastorale… Ma questo tesoro, questa sensibilità, questa ricchezza molti l’hanno purtroppo messa in disparte, dichiarandola accessibile a pochi, l’hanno accantonata in nome di una “comprensibilità per tutti e in ogni momento”. Dunque non più “musica sacra” ma solo “musica d’uso”, canzonette, facili melodie, cose correnti!… L’esperienza ha mostrato come il ripiegarsi in modo esclusivo sulla categoria del “comprensibile a tutti” non ha reso le liturgie effettivamente più comprensibili e più aperte, ma solo più povere. Liturgia “semplice” non significa infatti misera o a buon mercato: c’è la semplicità che viene dal banale e quella che deriva dalla ricchezza spirituale, culturale, storica. E dovremmo forse credere che non c’è proprio nulla di “attivo” (anche) nell’ascoltare, nell’intuire, nel commuoversi?
La nostra Chiesa è chiamata a comprendere e celebrare in modo adeguato l’Eucaristia del Signore come reale incontro con Lui, come reale annuncio della missione, della carità, come dichiarazione umile e profonda ad un’appartenenza viva a una comunità.
Il coro San Giorgio
La storia del coro San Giorgio ha avuto inizio nel 1973.
Da allora diversi cantori si sono avvicendati, offrendo la disponibilità della propria voce e del proprio tempo, sotto la guida del maestro Marco Begni che, all’epoca adolescente, ha continuato fino ad oggi a mettere a servizio di tutta la comunità venegonese le sue competenze musicali e liturgiche, accresciute di anno in anno dall’impegno di studio e dalla maturazione personale.
In accordo con quanto è affermato nei documenti ufficiali della Chiesa, il coro San Giorgio intende valorizzare il canto sacro come parte necessaria e integrante della liturgia solenne, alla quale far partecipare tutti i fedeli, attraverso il coinvolgimento attivo e contemplativo.
Per questo motivo, il coro non propone e non esegue mai canti generici, ma sceglie sempre dei brani appropriati a ogni solennità e a ogni periodo dell’anno (con particolare attenzione ai “tempi forti”, quali avvento e quaresima).
Negli anni più felici il numero dei componenti ha permesso l’articolazione del coro nelle quattro voci: due sezioni femminili di soprani e contralti e due maschili di tenori e bassi. Allora al repertorio dei canti sacri popolari e in stile gregoriano si sono aggiunti molti preziosi brani polifonici.
La ricchezza di questo patrimonio canoro non si è espressa solo durante le sante messe, ma in diverse altre occasioni. Con grande piacere ricordiamo le rassegne in onore della Madonna e in preparazione al santo natale, eseguite talvolta insieme alla banda del paese.
Motivi di particolare soddisfazione sono state anche le due esecuzioni in diretta televisiva alla messa domenicale trasmessa dalla RAI. Purtroppo a questi momenti di grande entusiasmo se ne sono avvicendati altri più difficili; ma anche nei periodi di maggiore crisi in cui, a causa dell’esiguo numero dei componenti, il coro si è limitato a prestare il solo servizio di animazione liturgica della messa domenicale, la specificità e la coerenza dei canti in accordo con le letture è una caratteristica che non è mai venuta meno.
L’animazione liturgica è dunque e certamente lo scopo principale dell’esistenza del coro San Giorgio. Ma non a questo soltanto si riducono le attività del gruppo. Le cene in onore di santa Cecilia, patrona della musica, e le piacevoli gite di fine anno sono iniziative che favoriscono l’importante aspetto ricreativo dello stare insieme in occasioni diverse da quelle più impegnative delle prove settimanali e delle esecuzioni ufficiali.
Per dare ulteriormente valore a questo ambito extra-liturgico, in un periodo particolarmente fecondo il repertorio della nostra corale si è anche arricchito di qualche brano della tradizione folcloristica regionale.
Far parte del coro parrocchiale è un’esperienza che richiede certo costanza e impegno, ma dà anche molte soddisfazioni.
Per il cantore la partecipazione all’attività del coro, oltre al servizio offerto a vantaggio dell’intera comunità parrocchiale, presenta elementi di sommo valore culturale e pedagogico per l’arricchimento personale e per il proprio cammino di fede.
La dedizione al canto sacro permette infatti di sperimentare un’autentica forma di preghiera, un modo particolare per incontrare Dio manifestando con intensa emozione ed efficacia i sentimenti di lode, dolore, supplica, riconoscenza e gratitudine.
Interiorizzando i canti che sono capaci di esprimere la più profonda religiosità e di favorire l’intima riflessione, ci si educa a seguire con maggiore consapevolezza i ritmi e i tempi dell’anno liturgico e ad apprezzare l’alto valore artistico dei testi e della musica che hanno le caratteristiche proprie dell’arte sacra.
La conoscenza di autori classici, tra i quali Bach e Mozart, e di grandi contemporanei, quali ad esempio Zardini e Molfino, è motivo di autentica educazione del proprio gusto estetico a ciò che è realmente bello e ricco di significato, capace di realizzare una profonda sintesi di arte e di fede, mezzo sensibile per la trasmissione della trascendenza del mistero divino.
Il coretto dei ragazzi
Da sempre il canto della liturgia ha rivestito, e riveste tuttora, un ruolo educativo fondamentale che aiuta a comprendere meglio nella preghiera i vari misteri che nell’azione liturgica si stanno celebrando. Il coretto degli e delle adolescenti e dei giovani anima la messa delle 10.30 con uno stile musicale adeguato alla loro sensibilità. Esso rappresenta un momento di comunione, di condivisione e di festa. È il culmine di un cammino di fede, che trova nel canto la sua espressione vera e autentica e uno strumento concreto per mettersi al servizio della comunità
Per molti anni questo coretto è stato guidato da Carlo Galimberti, a cui va la nostra gratitudine e riconoscenza per il servizio svolto con passione e disinteresse e per l’esempio che ci ha lasciato di una testimonianza di fede gioiosa, limpida e trasparente.
A tutt’oggi il coro viene guidato da alcuni educatori e ha voluto estendere il suo servizio non solo alla liturgia domenicale ma anche all’animazione di alcuni sacramenti, quali i battesimi, le prime confessioni, le Messe di prima comunione.


VICINO AI MALATI: con i ministri straordinari della comunione


Dal 14 ottobre 1992 il cardinale Carlo Maria Martini ha conferito anche ad alcune persone di Venegono Superiore, attraverso la richiesta del nostro parroco don Bruno, il mandato di ministri straordinari della comunione.
Il ministro straordinario favorisce e facilita il contatto tra i malati e i pastori d’anime, soprattutto fornendo a questi ultimi notizie di quanto possa essere utile per l’assistenza spirituale degli infermi; inoltre il ministro, in modo continuativo o su specifica richiesta particolare, porta lui stesso a questi sofferenti la santa comunione. Questo servizio è posto in relazione all’azione liturgica della santa messa, per far sentire a questi fratelli, impossibilitati a partecipare alla vita della parrocchia, che sono intimamente uniti al sacrificio della croce con tutta la comunità e che sono ancora parte viva della stessa comunità.
I ministri straordinari della comunione sono scelti dal parroco e iniziano il loro servizio dopo un corso di preparazione: non sono e non si sentono persone migliori degli altri, ma si impegnano e si sforzano di essere meno indegni con l’aiuto dello Spirito Santo.
Poiché tutta la comunità forma la Chiesa, siamo tenuti tutti a collaborare per la sua crescita nei modi più diversi, in conformità a quanto siamo portati a fare: anche essere ministri della comunione è uno di questi modi.