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La Cappellina all'interno del centro parrocchiale Shalom
L’ORATORIO:
Le Tappe
A ben pensarci è proprio vero che le opere di Dio sorgono dal nulla!
Noi siamo abituati a vedere il nostro oratorio bello, efficiente, spazioso:
veramente un grande centro di aggregazione. Se però retrocediamo
col pensiero soltanto di sessanta, settant’anni, sarebbe impossibile
immaginarci come potesse essere l’oratorio allora. Potremmo semplicemente
dire che non esisteva l’oratorio, ma esistevano gli oratoriani:
tanti…, tutti i ragazzi del paese.
Tre tappe significative
Ai tempi infatti esisteva solo la canonica; e, dove adesso c’è
il campetto da basket, sorgeva un cascinale abitato da un colono con la
sua famiglia; tutto attorno c’erano campi con grano, patate e granoturco.
Vi era una piccola aia dove i ragazzi giocavano, inventandosi i giochi
più disparati e strani.
Il catechismo allora veniva insegnato in chiesa (la “dutrineta”)
o in casa del parroco.
A seguire i ragazzi nel così detto oratorio c’era la buon’anima
del “Gino Malnà”, che vendeva anche qualche dolciume
a quei pochi ragazzi che potevano disporre di qualche centesimo. Il Gino
Malnà era anche voce guida dei canti nelle funzioni religiose.
A metà circa degli anni Trenta la casa colonica fu abbattuta e
lo spazio per i ragazzi divenne sempre maggiore. In seguito venne costruito
un lungo locale per le aule catechistiche (i vani che ora vengono adibiti
a magazzino).
Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1953, si cominciò ad ampliare
e a edificare l’oratorio, rendendolo così come eravamo abituati
a vederlo fino al 1997.
“Per noi della Terza età, sono luoghi fissi nella memoria,
e tanto cari. Come possiamo dimenticare il grande prato per i nostri giochi,
il ponticello sopra il fossato del San Giorgio, la vicina fontana con
il lavatoio, il corso del San Giorgio?… Questo passato rimane vivo
nella nostra memoria”.
L’ORATORIO OGGI:
tanti volti da incontrare
Parlare di gioia oggi, in questa civiltà della fretta, del singolo,
dell’immediato, in questa storia di violenze e di inganni, di crudeltà
diventate costumi o accettate come difesa di sé, sembra un controsenso.
Parlare di gioia sembra voler tornare a tempi ormai cancellati, quando
gli ideali entravano nella vita comune e davano la sensazione di un mondo
vivibile.
La storia quotidiana sembra proibirci di usare questo termine: è
più realistico parlare di divertimento, di piacere, di godimento
immediato come uniche possibilità ancora rimaste nelle mani dell’uomo.
Invece no.
Il coraggio della gioia
Abbiamo ancora il coraggio di parlare di gioia e di andare a cercarla,
non in paradisi artificiali ma nella concretezza del vivere di ogni giorno,
nel nostro oratorio, nella nostra comunità giovanile, nella nostra
parrocchia.
“L’oratorio è una comunità che educa all’integrazione
fede-vita, grazie al servizio di una comunità di educatori, un
cammino di responsabilità e di collaborazione con tutti gli adulti.
Il metodo dell’oratorio è quello dell’animazione, che
consiste nel chiamare i ragazzi a partecipare a proposte educative che
partano dai loro interessi e dai loro bisogni” (Sinodo diocesano
XLVII).
È questa la meta che il nostro oratorio si prefigge di raggiungere:
gustare la gioia di vivere, con la volontà di fare “qualcosa
di bello e di grande”, spendendo i propri tesori per la propria
soddisfazione e per la ricchezza altrui.
Né convento, né discoteca…
Nel Sinodo diocesano XLVII la Chiesa di Milano tratta in modo approfondito
dell’oratorio, considerandolo lo “strumento privilegiato e
prioritario con cui si svolge l’impegno educativo della parrocchia
nei confronti di tutta la popolazione giovanile”; e viene espresso
subito in modo chiaro quali debbano essere gli obiettivi primari ai quali
educare ragazzi, gli adolescenti e i giovani all’alba del terzo
millennio negli oratori delle nostre parrocchie.
La dimensione comunitaria
L’uomo che si analizza, scopre di essere fatto per stare insieme.
L’oratorio è la realtà che educa alla condivisione,
all’amicizia, quella vera, alla comunità.
Essere amici, trovare l’amico, vivere un rapporto di amicizia vuol
dire affermare la propria personalità; significa educare a spendere
la propria vita, a trovare sempre una risonanza con l’altro, a scoprire
dentro di sé nuove sorgenti e nuove promesse di vita.
La preghiera
L’oratorio è il luogo che educa all’incontro con Dio.
La mentalità moderna sembra opporsi alla relazione con Dio. “L’uomo
basta a se stesso”, ci viene detto!
Che bello, invece, riconoscere la presenza di un Padre, che condivide
la nostra storia quotidiana e che ci accompagna in tutte le situazioni.
La preghiera personale e comunitaria innalza il tono del vivere umano,
è una realtà che non può mancare nella vita di una
persona.
Il divertimento
Si parla di divertimento, se ne cercano continuamente mezzi e modi, si
organizza il tempo settimanale per ricavare spazi di svago: è una
componente immancabile della vita umana.
L’oratorio è il luogo del divertimento, ma non inteso come
un semplice lasciarsi andare all’improvvisazione (che non sarebbe
altro che il frutto di condizionamenti veicolati dalle correnti di moda);
piuttosto, divertimento come “avventura”, come apertura al
futuro, a ciò che si incontrerà sul proprio cammino. Un
cammino che presuppone un progetto, una direzione che sviluppa la propria
persona in modo unico e irripetibile.
Il servizio
L’oratorio è il luogo del servizio. In una società
dove l’uomo si affanna nel ricercare il proprio prestigio personale
a qualsiasi prezzo è difficile parlare di gratuità.
Educare al servizio significa imparare a gustare la bellezza del dono
e dell’essenzialità, ingredienti necessari per vivere fino
in fondo la propria esistenza.
La missionarietà
Quando un oratorio educa seriamente a una fede personale e convinta, di
conseguenza educa alla missionarietà, riconoscendo che la sua prima
funzione è quella di passare ai giovani la fede degli adulti, un
modo che a loro volta sentano il bisogno di trasmetterla.
Ogni oratorio ha i suoi modi per vivere l’accoglienza, ma tanto
più si accoglie quanto più si possiede una forza educativa
interna.
Vanno accolti coloro che sono disponibili a compiere almeno un piccolo
tratto di cammino educativo, anche se magari non accettano le pratiche
religiose.
L’oratorio deve assicurare anzitutto di avere lui stesso quella
forza di testimonianza evangelica che gli permette di essere esemplare
e attraente.
DANZARE LA VITA:
il progetto educativo
Gli elementi che danno vita alla realtà dell’oratorio sono
molteplici, ma si unificano tutti in un comune unico lavoro e convergono
tutti verso un unico obiettivo: creare una comunità, che offra
la possibilità di crescere umanamente e cristianamente. I percorsi
che si intraprendono non sono lasciati al caso, ma sono ricondotti a un
progetto educativo unitario. Un progetto variabile col passare degli anni,
ma importante e fondamentale, che ci ricorda in continuazione “dove
andare e come andare”. Il progetto educativo dell’oratorio
rende concreto il principio espresso dal Sinodo Diocesano: “L’Oratorio
è integrazione tra fede e vita”.
Educare con la catechesi
Sovente si pensa che la catechesi sia l’unica proposta che l’oratorio
deve sostenere e praticare. Tutto ciò non è vero: nella
vita oratoriana la catechesi è certamente una componente di primario
valore, ma non ne ha l’esclusività.
La catechesi è la formazione del cristiano in ogni momento ed età
della vita. Ecco perché la proposta catechistica è presente
sempre: dai sacramenti dell’iniziazione cristiana alle fasi critiche
ma importantissime della preadolescenza e dell’adolescenza; accompagna
poi il discernimento e la testimonianza dei giovani e sostiene e rafforza
l’annuncio della comunità adulta.
Come già accennato la catechesi è formazione, e quest’ultima
viene fatta in tanti modi e con strumenti adatti alla storia e ai desideri
dei partecipanti. Ecco perché le modalità di annuncio non
possono essere uniche per tutti, ma dovranno essere finalizzate al singolo.
Tutto questo chiede una preparazione da parte di chi conduce la catechesi,
attenta e mirata su ciascuno, e pronta all’ascolto.
La catechesi deve sempre avere come unico obiettivo quello di far conoscere
e amare Gesù Cristo e il suo vangelo, e fare di questo annuncio
un vero e proprio stile di vita: calare nella vita del singolo la proposta
evangelica.
Educare con il gioco e lo sport
Parlare di gioco e di sport è parlare della vita dei ragazzi.
Il gioco, lo sport sono “linguaggi” facilmente comprensibili
da chi frequenta il nostro oratorio.
Attraverso lo sport si impara a essere comunità, al rispetto delle
regole. Lo sport inoltre contribuisce alla crescita armonica del corpo
e alimenta quei principi fondamentali indispensabili alla vita dell’uomo:
la solidarietà, il rispetto per l’avversario, ecc.
In questo senso ricordiamo l’animazione festiva della domenica pomeriggio
in oratorio e le squadre del Csi e della pallacanestro, che vedono coinvolti
circa centoventi tra ragazzi e ragazze dai nove ai venti/ventidue anni.
Essi settimanalmente si allenano e partecipano al campionato delle rispettive
fasce di età.
Educare con la musica
Interesse specifico della vita di un ragazzo, di un adolescente o di un
giovane è l’ascolto della musica. Diviene talvolta un linguaggio
espressivo, un mezzo per comunicare, uno svago, un divertimento.
Il nostro oratorio è dotato di un’attrezzata aula-musica,
che consente di soddisfare questa esigenza giovanile. Gestita dai responsabili,
essa è utilizzata settimanalmente.
Educare con il teatro, i recital, le feste e altro…
Quando l’8 dicembre 1977 don Bruno ha fatto il suo ingresso come
parroco nella nostra comunità di Venegono Superiore, gli è
stato dato il benvenuto anche con una commedia. Da allora molte ne sono
state eseguite, coinvolgendo ragazzi, adulti e un gruppo di giovani mamme.
Tra attori di ogni età dai sette ai sessantacinque anni, sceneggiatori
e collaboratori, almeno un centinaio di persone si sono alternate sul
palcoscenico ricevendo anche parecchi riconoscimenti dalla Federazione
Oratori Milanesi. Il pensiero va in particolare ad alcune persone, soprattutto
giovani, che hanno contribuito alla buona riuscita delle nostre rappresentazioni
e che ora ci hanno lasciato.
Oltre una trentina le commedie e i recital, che non mancavano poi di essere
replicati più volte in altri paesi, in case di riposo per anziani
e in istituti di ragazzi disabili. Da ricordare in ultimo il Forza venite
gente, fatto in unità pastorale con i giovani di Venegono Inferiore.
Per tantissime persone fare teatro è stato ed è un divertimento,
uno svago, ma anche sacrificio, cultura e riflessione. Fare teatro vuol
dire anche offrire un messaggio di amicizia, esprimere l’esigenza
di un contatti umani che suscitino simpatia e calore di sentimenti.
I tempi cambiano, gli anni passano, e ora sono i giovani con il loro entusiasmo
a proporre rappresentazioni di diverso genere, sempre con contenuti forti
e meravigliosi. L’oratorio, anche in questa attività, continua
a essere vitale e prosperoso nel dare suggerimenti di vita cristiana.
In cammino con la Chiesa
La fede non cresce solo “all’ombra del proprio campanile”.
Importante diventa far gustare, apprezzare la dimensione di Chiesa universale.
È fondamentale per questo aderire alle varie iniziative proposte
dal nostro vivace decanato e dalla nostra diocesi - pensiamo al recente
cammino delle “Sentinelle del mattino” con il Sinodo dei Giovani,
alla “Traditio symboli”, al cammino quattordicenni, all’appuntamento
annuale con i cresimandi, alle varie “veglie” decanali per
fasce di età, ai ritiri in avvento e in quaresima, ai meeting con
gli oratori feriali…
Aperti al mondo
L’apertura al prossimo attraverso atti di carità è
la concretizzazione dell’ascolto della parola di Dio. Vano è
l’ascolto se non si traduce in un gesto.
Tradizione del nostro oratorio è ormai quella di valorizzare i
tempi “forti” di avvento e di quaresima con la raccolta del
frutto di rinunce personali a favore di varie iniziative. Ricordiamo tra
le tante, le più recenti: l’adozione a distanza di Anil,
l’amico di Veleru, l’aiuto ai terremotati dell’India,
la ricostruzione della chiesa in San Salvador.
In unità pastorale e la pastorale d’insieme
La Pastorale d’insieme è un’esigenza connaturata nella
Chiesa. Essa permette di realizzare un’azione pastorale coordinata
e unitaria nel territorio, valorizzando la presenza attiva e responsabile
dei diversi ministeri presenti nelle parrocchie (cfr. Sinodo Diocesano
XLVII, n° 155).
La carenza poi di vocazioni e la necessità di non lasciare alcuni
settori della pastorale (come ad esempio quello giovanile) privi di un
significativo riferimento a un presbitero appositamente incaricato, hanno
creato l’esigenza di far sorgere in diocesi nuove forme di collaborazioni
tra parrocchie quali le unità pastorali.
Anche la nostra comunità di Venegono Superiore è stata chiamata
dal 1996 a realizzare un’unità pastorale con la parrocchia
di Venegono Inferiore, a livello giovanile con la presenza di un sacerdote
incaricato.
Con un po’ di amarezza, abituati all’idea di avere a propria
disposizione un parroco e un coadiutore responsabile dell’oratorio,
si è accolta per obbedienza con i giovani di Venegono Inferiore
questa richiesta dell’arcivescovo, che è apparsa poi un’intuizione
dello Spirito per la condivisione e l’amicizia fraterna.
Con qualche fatica iniziale si sono stabiliti i primi punti di comunione:
catechesi giovanile, campeggio, vacanze invernali, gite dell’oratorio
feriale, feste particolari quali carnevale, ultimo dell’anno, occasioni
consolidate via via con il passare del tempo.
Con il passaggio da don Angelo a don Michele la scelta unitaria si è
fatta più ricca e definitiva. Ora la collaborazione è garantita
dalle due Ausiliarie Diocesane, responsabili dei rispettivi oratori.
Un dono ulteriore sono state le Missioni Popolari del 2001: fatte contemporaneamente
nelle due parrocchie di Venegono, hanno contribuito a creare momenti di
unità anche fra gli adulti partecipanti ai gruppi di ascolto del
vangelo.
Ci auspichiamo che questa scelta, nata con “poco desiderio”,
possa continuare a fruttificare secondo i progetti del Signore.
UNA GALLERIA DI EDUCATORI
La nostra Parrocchia ha sempre avuto una forte presenza di laici, che
hanno creduto e speso tempo e energie per i ragazzi e i giovani. La comunità
di Venegono deve riconoscere a sua volta di aver ricevuto tanti esempi,
che hanno via via aumentato questa passione educativa.
Questi esempi sono i sacerdoti che per molti anni hanno condotto l’attività
oratoriana. Ricordiamo brevemente i più recenti in ordine di tempo.
Don Giancarlo Beltrami, coadiutore a Venegono dal 1969 al 1980: se ne
ricorda l’entusiasmo nel vivere la vocazione e il forte esempio
di povertà, coerenza, lealtà e attenzione ai problemi sociali
e individuali.
Don Maurizio Mottadelli, presente a Venegono dal 1980 al 1990: di lui
ricordiamo la passione verso i giovani, vissuta in “campo”,
in tutti i sensi. La grande importanza che attribuiva al suo servizio
per lo sport e per lo stare insieme in oratorio ha segnato tanti giovani
e adolescenti della nostra comunità.
Lo ha sostituito don Angelo Puricelli, tra noi dal 1990 al 1998: uomo
di preghiera, ha trasmesso il valore della formazione nella catechesi
e nel rapporto personale, andando di persona a cercare i ragazzi.
L’ultimo sacerdote che il vescovo ci ha posto nel cammino è
stato don Michele Crugnola: il “ragazzo” dell’Oratorio,
il prete che amava stare con i ragazzi, giocando, divertendosi e scherzando.
La sua passione per la missione ci lascia una grande eredità, fatta
di umiltà, entusiasmo e ascolto della volontà di Dio nella
propria vita. Lo accompagniamo con la preghiera e la riconoscenza nella
missione in Zambia.
Con i sacerdoti che si sono succeduti ricordiamo volentieri gli educatori
che in vari ambiti hanno tenuto alto il prestigio dell’Oratorio,
come casa dell’educare: i catechisti e le catechiste, gli animatori
dei giochi, delle attività sportive e musicali, di tante gite,
dell’esperienza meravigliosa dei campeggi.
L’oratorio è prima di tutto una galleria di educatori che
sanno scommettere e contare sulla forza di una persona, sul fascino dei
valori per dare senso e bellezza alla vita.
DON MASSIMO BIGNETTI:
un prete straordinario
Il nostro oratorio l’ha visto crescere come un ragazzino tutto giochi
e sogni, pieno di vivacità e di energie. Ma sotto quel carattere
spensierato nascondeva un tesoro di donazione, che già da piccolo
lo proiettava verso la consacrazione al Signore.
Gli anni di Seminario lo impegnarono nello studio, non spegnendo tuttavia
la sua vivacità e il suo ottimismo. Quando la sua scelta al sacerdozio
divenne definitiva, si dedicò con intensità all’approfondimento
degli studi teologici, integrandoli con ampie letture, promuovendo sempre
di più la sua già naturale dote di accoglienza, di relazione,
di sensibilità umana, con la consapevolezza di chi ha scoperto
i valori della vita, della persona, di ogni persona.
Ricordiamo tutti il giorno della sua prima santa messa: gli erano attorno
persone di ogni estrazione. Maturava così in lui la grande attenzione
per i ragazzi, i giovani, in modo particolare quelli in disagio.
L’oratorio di Baggio, luogo della sua destinazione, è testimone
della presenza straordinaria di questo giovane prete, che ha donato tutto
per i suoi ragazzi.
Un incidente inspiegabile stroncava la sua giovane vita il 26 aprile 1997,
mentre celebrava la santa messa con un gruppo di ragazzi, sul piazzale
del santuario della Madonna del Rio, a Salò.
Don Massimo ci ha lasciato il suo “diario”, dove ha annotato
il suo cammino spirituale. Ne abbiamo fatto dono anche al nostro arcivescovo
Carlo Maria Martini, che conosceva personalmente don Massimo. Lì
ha potuto descrivere la sua vera identità, testimoniata dalla sua
vita: quella di un giovane prete “santo”, in dialogo con tutti.
Pieno di un grande amore per il Signore, per la sua Chiesa.
Lo stesso Cardinal Martini gli testimonia un ricordo continuo, con una
grande stima. Ne sono prova il suo pianto sulla tomba, nel cimitero di
Ubelback (Austria), dove don Massimo è stato sepolto, la sua presenza
alla santa messa di suffragio nell’anniversario della morte, le
frequenti citazioni del “diario” in riunioni tra preti.
L’abbiamo voluto ricordare in modo particolare come una figura notevole
di educatore, per la sua spiritualità. Lo ricordiamo in oratorio,
come nostro intercessore.
Don
Massimo Bignetti il giorno della sua prima Messa:11 Giugno 1995
UN’ESTATE PER SOGNARE
Ciascuno è invitato a vivere con entusiasmo tre momenti forti,
che la nostra parrocchia propone da tanti anni come iniziative estive
dell’oratorio.
Prima di tutto l’oratorio feriale, che vede coinvolti i bambini,
gli adolescenti e, in questi ultimi anni, anche molti adulti.
Poi il tanto atteso campeggio, che da sempre rappresenta il momento centrale
dell’estate, dove molti giovani possono riscoprire il valore del
vivere insieme e del sentirsi Chiesa.
Per finire la festa dell’oratorio, che rappresenta la conclusione
di ogni attività estiva e il trampolino di lancio per riprendere
con entusiasmo il nuovo anno pastorale.
Oratorio feriale
Oratorio feriale è sinonimo di divertimento, amicizia, collaborazione,
responsabilità…; ed è proprio per questo che da moltissimi
anni vediamo coinvolti nei mesi giugno e luglio circa duecentocinquanta
bambini, tanti adolescenti come educatori e animatori e, negli ultimi
anni, anche un buon numero di adulti che si occupano del servizio mensa,
della segreteria, delle pulizie e di tante altre cose.
L’oratorio feriale era nato come oratorio femminile all’asilo
gestito dalle suore e da alcune adolescenti e oratorio maschile gestito
invece dai ragazzi e dal coadiutore.
Da circa una decina di anni questa divisione è sparita e, unendo
le forze, si è creato un ambiente e un’esperienza veramente
grandiosa.
Perché l’oratorio feriale è sempre tanto atteso dai
bambini e dagli adolescenti? Perché alcuni giovani vi partecipano
nei ritagli di tempo? Perché molti adulti lo ricordano come il
momento più bello degli anni passati?
La risposta è semplice: l’oratorio feriale è diverso
da tutte le altre proposte per trascorrere l’estate, perché
tra il gioco e il divertimento non manca mai il momento di preghiera,
non importa se semplice o breve; l’importante è che riesca
sempre a improntare lo stile del vivere insieme, lo stile dell’essere
Chiesa.
Il campeggio
Immaginate di avere uno zaino sulle spalle con dentro qualche indumento
di ricambio e delle provviste, degli scarponi ai piedi e poi di inoltrarvi
nel sentiero. Pian piano camminate seguendo quel percorso sinuoso che
s’arrampica sulla montagna con davanti a voi il pensiero fisso di
arrivare alla vostra meta. Un rifugio, un piano, un lago, un colle, sono
tanti i motivi che ci spingono a fare così tanta fatica, a continuare
a chiederci inesorabilmente: “Ma chi me l’ha fatto fare?”.
Addirittura, guardando queste mete sempre immobili nonostante il nostro
impegno a raggiungerle, sorge spontaneo il pensiero che l’unica
spiegazione plausibile è la presenza di qualche guardia forestale
che sposti sempre più in là il rifugio o la montagna per
farci dispetto. Però è quando ci fermiamo pochi minuti per
recuperare fiato e ci giriamo verso la valle e la guardiamo dall’alto,
che riusciamo a capire che ne è valsa davvero la pena di fare tutta
quella fatica; e non finisce tutto qui!
Non abbiamo ancora considerato che in questa esperienza non siamo soli;
insieme a noi c’è un gruppo di persone con il quale passiamo
due settimane in allegria con l’unico scopo di divertirci. La vacanza
del campeggio consente a ognuno di noi di passare il periodo estivo completamente
immersi nella natura, con la possibilità di riuscire a rinunciare
alle comodità che ci viziano nella nostra realtà quotidiana,
così da imparare a comprendere quali siano i veri valori che impreziosiscono
la nostra esperienza di vita. Le amicizie più profonde nascono
in questo contesto, poiché ogni singolo individuo non si nasconde
dietro finte maschere, proprio perché queste occasioni favoriscono
la rivelazione della vera identità di ognuno.
Insomma, il campeggio dell’oratorio è qualcosa di molto più
importante di una normale vacanza estiva, è soprattutto un’esperienza
di vita cristiana basata sull’amicizia e sulla condivisione.
È da circa trent’anni che ogni estate la nostra parrocchia
organizza questa esperienza di comunità. Don Bruno ne è
profondamente innamorato. Diversi sono stati i luoghi visitati: da Santa
Caterina Valfurva alla Valsavarenche, alla Val Veny in Valle d’Aosta,
alla Val di Rabbi in Trentino. Negli ultimi sei anni questa esperienza
viene condivisa in unità pastorale con la parrocchia di Venegono
Inferiore e vede protagoniste diverse fasce di età interessate:
preadolescenti, adolescenti, giovani.
All’esperienza del campeggio, da due anni si è aggiunta la
vacanza con le famiglie in Alto Adige.
LA FESTA DELL'ORATORIO
La festa dell’oratorio è la conclusione delle attività
estive e l’inizio del nuovo anno pastorale, con la presentazione
del tema dell’anno proposto dalla diocesi.
Per anni la festa è stata strutturata attorno alla divisione del
paese in due parti, il “da là dul fos” e il “da
chi dul fos”, con la consegna finale del palio che veniva custodito
per tutto l’anno nella chiesetta di Santa Maria o di Santa Caterina
a seconda della parte vincitrice.
Pian piano questa finta rivalità tra i rioni è sparita,
e si è arrivati a una festa senza più palio ma con serate
di giochi, con il pellegrinaggio al Sacro Monte di Varese e con la giornata
di riflessione…
Da due anni poi la festa dell’oratorio rappresenta anche il momento
finale di due settimane di oratorio feriale che si svolgono nei primi
quindici giorni di settembre, prima della riapertura delle scuole. Vi
sono coinvolti molti bambini che, divisi in quattro squadre, si preparano
a disputare una specie di finale durante la festa.
La festa dell’oratorio rimane quindi un momento veramente bello,
che vede uniti bambini, adolescenti, giovani, adulti e anziani nella serata
della tradizionale tombola, nei pranzi e nelle cene insieme ma soprattutto
nel momento della messa celebrata sotto il tendone dell’oratorio.
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