Centro parrocchiale

SHALOM L'Oratorio

“L’Oratorio è strumento privilegiato e prioritario con cui si svolge l’impegno educativo della Parrocchia, nei confronti di tutta la popolazione giovanile” (Sinodo Diocesano XLVII)

 
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La Cappellina all'interno del centro parrocchiale Shalom

L’ORATORIO:
Le Tappe


A ben pensarci è proprio vero che le opere di Dio sorgono dal nulla!
Noi siamo abituati a vedere il nostro oratorio bello, efficiente, spazioso: veramente un grande centro di aggregazione. Se però retrocediamo col pensiero soltanto di sessanta, settant’anni, sarebbe impossibile immaginarci come potesse essere l’oratorio allora. Potremmo semplicemente dire che non esisteva l’oratorio, ma esistevano gli oratoriani: tanti…, tutti i ragazzi del paese.
Tre tappe significative
Ai tempi infatti esisteva solo la canonica; e, dove adesso c’è il campetto da basket, sorgeva un cascinale abitato da un colono con la sua famiglia; tutto attorno c’erano campi con grano, patate e granoturco. Vi era una piccola aia dove i ragazzi giocavano, inventandosi i giochi più disparati e strani.
Il catechismo allora veniva insegnato in chiesa (la “dutrineta”) o in casa del parroco.
A seguire i ragazzi nel così detto oratorio c’era la buon’anima del “Gino Malnà”, che vendeva anche qualche dolciume a quei pochi ragazzi che potevano disporre di qualche centesimo. Il Gino Malnà era anche voce guida dei canti nelle funzioni religiose.
A metà circa degli anni Trenta la casa colonica fu abbattuta e lo spazio per i ragazzi divenne sempre maggiore. In seguito venne costruito un lungo locale per le aule catechistiche (i vani che ora vengono adibiti a magazzino).
Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1953, si cominciò ad ampliare e a edificare l’oratorio, rendendolo così come eravamo abituati a vederlo fino al 1997.
“Per noi della Terza età, sono luoghi fissi nella memoria, e tanto cari. Come possiamo dimenticare il grande prato per i nostri giochi, il ponticello sopra il fossato del San Giorgio, la vicina fontana con il lavatoio, il corso del San Giorgio?… Questo passato rimane vivo nella nostra memoria”.


L’ORATORIO OGGI:
tanti volti da incontrare


Parlare di gioia oggi, in questa civiltà della fretta, del singolo, dell’immediato, in questa storia di violenze e di inganni, di crudeltà diventate costumi o accettate come difesa di sé, sembra un controsenso.
Parlare di gioia sembra voler tornare a tempi ormai cancellati, quando gli ideali entravano nella vita comune e davano la sensazione di un mondo vivibile.
La storia quotidiana sembra proibirci di usare questo termine: è più realistico parlare di divertimento, di piacere, di godimento immediato come uniche possibilità ancora rimaste nelle mani dell’uomo. Invece no.
Il coraggio della gioia
Abbiamo ancora il coraggio di parlare di gioia e di andare a cercarla, non in paradisi artificiali ma nella concretezza del vivere di ogni giorno, nel nostro oratorio, nella nostra comunità giovanile, nella nostra parrocchia.
“L’oratorio è una comunità che educa all’integrazione fede-vita, grazie al servizio di una comunità di educatori, un cammino di responsabilità e di collaborazione con tutti gli adulti. Il metodo dell’oratorio è quello dell’animazione, che consiste nel chiamare i ragazzi a partecipare a proposte educative che partano dai loro interessi e dai loro bisogni” (Sinodo diocesano XLVII).
È questa la meta che il nostro oratorio si prefigge di raggiungere: gustare la gioia di vivere, con la volontà di fare “qualcosa di bello e di grande”, spendendo i propri tesori per la propria soddisfazione e per la ricchezza altrui.
Né convento, né discoteca…
Nel Sinodo diocesano XLVII la Chiesa di Milano tratta in modo approfondito dell’oratorio, considerandolo lo “strumento privilegiato e prioritario con cui si svolge l’impegno educativo della parrocchia nei confronti di tutta la popolazione giovanile”; e viene espresso subito in modo chiaro quali debbano essere gli obiettivi primari ai quali educare ragazzi, gli adolescenti e i giovani all’alba del terzo millennio negli oratori delle nostre parrocchie.
La dimensione comunitaria
L’uomo che si analizza, scopre di essere fatto per stare insieme. L’oratorio è la realtà che educa alla condivisione, all’amicizia, quella vera, alla comunità.
Essere amici, trovare l’amico, vivere un rapporto di amicizia vuol dire affermare la propria personalità; significa educare a spendere la propria vita, a trovare sempre una risonanza con l’altro, a scoprire dentro di sé nuove sorgenti e nuove promesse di vita.
La preghiera
L’oratorio è il luogo che educa all’incontro con Dio. La mentalità moderna sembra opporsi alla relazione con Dio. “L’uomo basta a se stesso”, ci viene detto!
Che bello, invece, riconoscere la presenza di un Padre, che condivide la nostra storia quotidiana e che ci accompagna in tutte le situazioni. La preghiera personale e comunitaria innalza il tono del vivere umano, è una realtà che non può mancare nella vita di una persona.
Il divertimento
Si parla di divertimento, se ne cercano continuamente mezzi e modi, si organizza il tempo settimanale per ricavare spazi di svago: è una componente immancabile della vita umana.
L’oratorio è il luogo del divertimento, ma non inteso come un semplice lasciarsi andare all’improvvisazione (che non sarebbe altro che il frutto di condizionamenti veicolati dalle correnti di moda); piuttosto, divertimento come “avventura”, come apertura al futuro, a ciò che si incontrerà sul proprio cammino. Un cammino che presuppone un progetto, una direzione che sviluppa la propria persona in modo unico e irripetibile.
Il servizio
L’oratorio è il luogo del servizio. In una società dove l’uomo si affanna nel ricercare il proprio prestigio personale a qualsiasi prezzo è difficile parlare di gratuità.
Educare al servizio significa imparare a gustare la bellezza del dono e dell’essenzialità, ingredienti necessari per vivere fino in fondo la propria esistenza.
La missionarietà
Quando un oratorio educa seriamente a una fede personale e convinta, di conseguenza educa alla missionarietà, riconoscendo che la sua prima funzione è quella di passare ai giovani la fede degli adulti, un modo che a loro volta sentano il bisogno di trasmetterla.
Ogni oratorio ha i suoi modi per vivere l’accoglienza, ma tanto più si accoglie quanto più si possiede una forza educativa interna.
Vanno accolti coloro che sono disponibili a compiere almeno un piccolo tratto di cammino educativo, anche se magari non accettano le pratiche religiose.
L’oratorio deve assicurare anzitutto di avere lui stesso quella forza di testimonianza evangelica che gli permette di essere esemplare e attraente.


DANZARE LA VITA:
il progetto educativo


Gli elementi che danno vita alla realtà dell’oratorio sono molteplici, ma si unificano tutti in un comune unico lavoro e convergono tutti verso un unico obiettivo: creare una comunità, che offra la possibilità di crescere umanamente e cristianamente. I percorsi che si intraprendono non sono lasciati al caso, ma sono ricondotti a un progetto educativo unitario. Un progetto variabile col passare degli anni, ma importante e fondamentale, che ci ricorda in continuazione “dove andare e come andare”. Il progetto educativo dell’oratorio rende concreto il principio espresso dal Sinodo Diocesano: “L’Oratorio è integrazione tra fede e vita”.
Educare con la catechesi
Sovente si pensa che la catechesi sia l’unica proposta che l’oratorio deve sostenere e praticare. Tutto ciò non è vero: nella vita oratoriana la catechesi è certamente una componente di primario valore, ma non ne ha l’esclusività.
La catechesi è la formazione del cristiano in ogni momento ed età della vita. Ecco perché la proposta catechistica è presente sempre: dai sacramenti dell’iniziazione cristiana alle fasi critiche ma importantissime della preadolescenza e dell’adolescenza; accompagna poi il discernimento e la testimonianza dei giovani e sostiene e rafforza l’annuncio della comunità adulta.
Come già accennato la catechesi è formazione, e quest’ultima viene fatta in tanti modi e con strumenti adatti alla storia e ai desideri dei partecipanti. Ecco perché le modalità di annuncio non possono essere uniche per tutti, ma dovranno essere finalizzate al singolo. Tutto questo chiede una preparazione da parte di chi conduce la catechesi, attenta e mirata su ciascuno, e pronta all’ascolto.
La catechesi deve sempre avere come unico obiettivo quello di far conoscere e amare Gesù Cristo e il suo vangelo, e fare di questo annuncio un vero e proprio stile di vita: calare nella vita del singolo la proposta evangelica.
Educare con il gioco e lo sport
Parlare di gioco e di sport è parlare della vita dei ragazzi.
Il gioco, lo sport sono “linguaggi” facilmente comprensibili da chi frequenta il nostro oratorio.
Attraverso lo sport si impara a essere comunità, al rispetto delle regole. Lo sport inoltre contribuisce alla crescita armonica del corpo e alimenta quei principi fondamentali indispensabili alla vita dell’uomo: la solidarietà, il rispetto per l’avversario, ecc.
In questo senso ricordiamo l’animazione festiva della domenica pomeriggio in oratorio e le squadre del Csi e della pallacanestro, che vedono coinvolti circa centoventi tra ragazzi e ragazze dai nove ai venti/ventidue anni. Essi settimanalmente si allenano e partecipano al campionato delle rispettive fasce di età.
Educare con la musica
Interesse specifico della vita di un ragazzo, di un adolescente o di un giovane è l’ascolto della musica. Diviene talvolta un linguaggio espressivo, un mezzo per comunicare, uno svago, un divertimento.
Il nostro oratorio è dotato di un’attrezzata aula-musica, che consente di soddisfare questa esigenza giovanile. Gestita dai responsabili, essa è utilizzata settimanalmente.
Educare con il teatro, i recital, le feste e altro…
Quando l’8 dicembre 1977 don Bruno ha fatto il suo ingresso come parroco nella nostra comunità di Venegono Superiore, gli è stato dato il benvenuto anche con una commedia. Da allora molte ne sono state eseguite, coinvolgendo ragazzi, adulti e un gruppo di giovani mamme. Tra attori di ogni età dai sette ai sessantacinque anni, sceneggiatori e collaboratori, almeno un centinaio di persone si sono alternate sul palcoscenico ricevendo anche parecchi riconoscimenti dalla Federazione Oratori Milanesi. Il pensiero va in particolare ad alcune persone, soprattutto giovani, che hanno contribuito alla buona riuscita delle nostre rappresentazioni e che ora ci hanno lasciato.
Oltre una trentina le commedie e i recital, che non mancavano poi di essere replicati più volte in altri paesi, in case di riposo per anziani e in istituti di ragazzi disabili. Da ricordare in ultimo il Forza venite gente, fatto in unità pastorale con i giovani di Venegono Inferiore.
Per tantissime persone fare teatro è stato ed è un divertimento, uno svago, ma anche sacrificio, cultura e riflessione. Fare teatro vuol dire anche offrire un messaggio di amicizia, esprimere l’esigenza di un contatti umani che suscitino simpatia e calore di sentimenti.
I tempi cambiano, gli anni passano, e ora sono i giovani con il loro entusiasmo a proporre rappresentazioni di diverso genere, sempre con contenuti forti e meravigliosi. L’oratorio, anche in questa attività, continua a essere vitale e prosperoso nel dare suggerimenti di vita cristiana.
In cammino con la Chiesa
La fede non cresce solo “all’ombra del proprio campanile”. Importante diventa far gustare, apprezzare la dimensione di Chiesa universale. È fondamentale per questo aderire alle varie iniziative proposte dal nostro vivace decanato e dalla nostra diocesi - pensiamo al recente cammino delle “Sentinelle del mattino” con il Sinodo dei Giovani, alla “Traditio symboli”, al cammino quattordicenni, all’appuntamento annuale con i cresimandi, alle varie “veglie” decanali per fasce di età, ai ritiri in avvento e in quaresima, ai meeting con gli oratori feriali…
Aperti al mondo
L’apertura al prossimo attraverso atti di carità è la concretizzazione dell’ascolto della parola di Dio. Vano è l’ascolto se non si traduce in un gesto.
Tradizione del nostro oratorio è ormai quella di valorizzare i tempi “forti” di avvento e di quaresima con la raccolta del frutto di rinunce personali a favore di varie iniziative. Ricordiamo tra le tante, le più recenti: l’adozione a distanza di Anil, l’amico di Veleru, l’aiuto ai terremotati dell’India, la ricostruzione della chiesa in San Salvador.
In unità pastorale e la pastorale d’insieme
La Pastorale d’insieme è un’esigenza connaturata nella Chiesa. Essa permette di realizzare un’azione pastorale coordinata e unitaria nel territorio, valorizzando la presenza attiva e responsabile dei diversi ministeri presenti nelle parrocchie (cfr. Sinodo Diocesano XLVII, n° 155).
La carenza poi di vocazioni e la necessità di non lasciare alcuni settori della pastorale (come ad esempio quello giovanile) privi di un significativo riferimento a un presbitero appositamente incaricato, hanno creato l’esigenza di far sorgere in diocesi nuove forme di collaborazioni tra parrocchie quali le unità pastorali.
Anche la nostra comunità di Venegono Superiore è stata chiamata dal 1996 a realizzare un’unità pastorale con la parrocchia di Venegono Inferiore, a livello giovanile con la presenza di un sacerdote incaricato.
Con un po’ di amarezza, abituati all’idea di avere a propria disposizione un parroco e un coadiutore responsabile dell’oratorio, si è accolta per obbedienza con i giovani di Venegono Inferiore questa richiesta dell’arcivescovo, che è apparsa poi un’intuizione dello Spirito per la condivisione e l’amicizia fraterna.
Con qualche fatica iniziale si sono stabiliti i primi punti di comunione: catechesi giovanile, campeggio, vacanze invernali, gite dell’oratorio feriale, feste particolari quali carnevale, ultimo dell’anno, occasioni consolidate via via con il passare del tempo.
Con il passaggio da don Angelo a don Michele la scelta unitaria si è fatta più ricca e definitiva. Ora la collaborazione è garantita dalle due Ausiliarie Diocesane, responsabili dei rispettivi oratori.
Un dono ulteriore sono state le Missioni Popolari del 2001: fatte contemporaneamente nelle due parrocchie di Venegono, hanno contribuito a creare momenti di unità anche fra gli adulti partecipanti ai gruppi di ascolto del vangelo.
Ci auspichiamo che questa scelta, nata con “poco desiderio”, possa continuare a fruttificare secondo i progetti del Signore.


UNA GALLERIA DI EDUCATORI


La nostra Parrocchia ha sempre avuto una forte presenza di laici, che hanno creduto e speso tempo e energie per i ragazzi e i giovani. La comunità di Venegono deve riconoscere a sua volta di aver ricevuto tanti esempi, che hanno via via aumentato questa passione educativa.
Questi esempi sono i sacerdoti che per molti anni hanno condotto l’attività oratoriana. Ricordiamo brevemente i più recenti in ordine di tempo.
Don Giancarlo Beltrami, coadiutore a Venegono dal 1969 al 1980: se ne ricorda l’entusiasmo nel vivere la vocazione e il forte esempio di povertà, coerenza, lealtà e attenzione ai problemi sociali e individuali.
Don Maurizio Mottadelli, presente a Venegono dal 1980 al 1990: di lui ricordiamo la passione verso i giovani, vissuta in “campo”, in tutti i sensi. La grande importanza che attribuiva al suo servizio per lo sport e per lo stare insieme in oratorio ha segnato tanti giovani e adolescenti della nostra comunità.
Lo ha sostituito don Angelo Puricelli, tra noi dal 1990 al 1998: uomo di preghiera, ha trasmesso il valore della formazione nella catechesi e nel rapporto personale, andando di persona a cercare i ragazzi.
L’ultimo sacerdote che il vescovo ci ha posto nel cammino è stato don Michele Crugnola: il “ragazzo” dell’Oratorio, il prete che amava stare con i ragazzi, giocando, divertendosi e scherzando. La sua passione per la missione ci lascia una grande eredità, fatta di umiltà, entusiasmo e ascolto della volontà di Dio nella propria vita. Lo accompagniamo con la preghiera e la riconoscenza nella missione in Zambia.
Con i sacerdoti che si sono succeduti ricordiamo volentieri gli educatori che in vari ambiti hanno tenuto alto il prestigio dell’Oratorio, come casa dell’educare: i catechisti e le catechiste, gli animatori dei giochi, delle attività sportive e musicali, di tante gite, dell’esperienza meravigliosa dei campeggi.
L’oratorio è prima di tutto una galleria di educatori che sanno scommettere e contare sulla forza di una persona, sul fascino dei valori per dare senso e bellezza alla vita.


DON MASSIMO BIGNETTI:
un prete straordinario


Il nostro oratorio l’ha visto crescere come un ragazzino tutto giochi e sogni, pieno di vivacità e di energie. Ma sotto quel carattere spensierato nascondeva un tesoro di donazione, che già da piccolo lo proiettava verso la consacrazione al Signore.
Gli anni di Seminario lo impegnarono nello studio, non spegnendo tuttavia la sua vivacità e il suo ottimismo. Quando la sua scelta al sacerdozio divenne definitiva, si dedicò con intensità all’approfondimento degli studi teologici, integrandoli con ampie letture, promuovendo sempre di più la sua già naturale dote di accoglienza, di relazione, di sensibilità umana, con la consapevolezza di chi ha scoperto i valori della vita, della persona, di ogni persona.
Ricordiamo tutti il giorno della sua prima santa messa: gli erano attorno persone di ogni estrazione. Maturava così in lui la grande attenzione per i ragazzi, i giovani, in modo particolare quelli in disagio.
L’oratorio di Baggio, luogo della sua destinazione, è testimone della presenza straordinaria di questo giovane prete, che ha donato tutto per i suoi ragazzi.
Un incidente inspiegabile stroncava la sua giovane vita il 26 aprile 1997, mentre celebrava la santa messa con un gruppo di ragazzi, sul piazzale del santuario della Madonna del Rio, a Salò.
Don Massimo ci ha lasciato il suo “diario”, dove ha annotato il suo cammino spirituale. Ne abbiamo fatto dono anche al nostro arcivescovo Carlo Maria Martini, che conosceva personalmente don Massimo. Lì ha potuto descrivere la sua vera identità, testimoniata dalla sua vita: quella di un giovane prete “santo”, in dialogo con tutti. Pieno di un grande amore per il Signore, per la sua Chiesa.
Lo stesso Cardinal Martini gli testimonia un ricordo continuo, con una grande stima. Ne sono prova il suo pianto sulla tomba, nel cimitero di Ubelback (Austria), dove don Massimo è stato sepolto, la sua presenza alla santa messa di suffragio nell’anniversario della morte, le frequenti citazioni del “diario” in riunioni tra preti.
L’abbiamo voluto ricordare in modo particolare come una figura notevole di educatore, per la sua spiritualità. Lo ricordiamo in oratorio, come nostro intercessore.

Don Massimo Bignetti il giorno della sua prima Messa:11 Giugno 1995


UN’ESTATE PER SOGNARE


Ciascuno è invitato a vivere con entusiasmo tre momenti forti, che la nostra parrocchia propone da tanti anni come iniziative estive dell’oratorio.
Prima di tutto l’oratorio feriale, che vede coinvolti i bambini, gli adolescenti e, in questi ultimi anni, anche molti adulti.
Poi il tanto atteso campeggio, che da sempre rappresenta il momento centrale dell’estate, dove molti giovani possono riscoprire il valore del vivere insieme e del sentirsi Chiesa.
Per finire la festa dell’oratorio, che rappresenta la conclusione di ogni attività estiva e il trampolino di lancio per riprendere con entusiasmo il nuovo anno pastorale.
Oratorio feriale
Oratorio feriale è sinonimo di divertimento, amicizia, collaborazione, responsabilità…; ed è proprio per questo che da moltissimi anni vediamo coinvolti nei mesi giugno e luglio circa duecentocinquanta bambini, tanti adolescenti come educatori e animatori e, negli ultimi anni, anche un buon numero di adulti che si occupano del servizio mensa, della segreteria, delle pulizie e di tante altre cose.
L’oratorio feriale era nato come oratorio femminile all’asilo gestito dalle suore e da alcune adolescenti e oratorio maschile gestito invece dai ragazzi e dal coadiutore.
Da circa una decina di anni questa divisione è sparita e, unendo le forze, si è creato un ambiente e un’esperienza veramente grandiosa.
Perché l’oratorio feriale è sempre tanto atteso dai bambini e dagli adolescenti? Perché alcuni giovani vi partecipano nei ritagli di tempo? Perché molti adulti lo ricordano come il momento più bello degli anni passati?
La risposta è semplice: l’oratorio feriale è diverso da tutte le altre proposte per trascorrere l’estate, perché tra il gioco e il divertimento non manca mai il momento di preghiera, non importa se semplice o breve; l’importante è che riesca sempre a improntare lo stile del vivere insieme, lo stile dell’essere Chiesa.
Il campeggio
Immaginate di avere uno zaino sulle spalle con dentro qualche indumento di ricambio e delle provviste, degli scarponi ai piedi e poi di inoltrarvi nel sentiero. Pian piano camminate seguendo quel percorso sinuoso che s’arrampica sulla montagna con davanti a voi il pensiero fisso di arrivare alla vostra meta. Un rifugio, un piano, un lago, un colle, sono tanti i motivi che ci spingono a fare così tanta fatica, a continuare a chiederci inesorabilmente: “Ma chi me l’ha fatto fare?”.
Addirittura, guardando queste mete sempre immobili nonostante il nostro impegno a raggiungerle, sorge spontaneo il pensiero che l’unica spiegazione plausibile è la presenza di qualche guardia forestale che sposti sempre più in là il rifugio o la montagna per farci dispetto. Però è quando ci fermiamo pochi minuti per recuperare fiato e ci giriamo verso la valle e la guardiamo dall’alto, che riusciamo a capire che ne è valsa davvero la pena di fare tutta quella fatica; e non finisce tutto qui!
Non abbiamo ancora considerato che in questa esperienza non siamo soli; insieme a noi c’è un gruppo di persone con il quale passiamo due settimane in allegria con l’unico scopo di divertirci. La vacanza del campeggio consente a ognuno di noi di passare il periodo estivo completamente immersi nella natura, con la possibilità di riuscire a rinunciare alle comodità che ci viziano nella nostra realtà quotidiana, così da imparare a comprendere quali siano i veri valori che impreziosiscono la nostra esperienza di vita. Le amicizie più profonde nascono in questo contesto, poiché ogni singolo individuo non si nasconde dietro finte maschere, proprio perché queste occasioni favoriscono la rivelazione della vera identità di ognuno.
Insomma, il campeggio dell’oratorio è qualcosa di molto più importante di una normale vacanza estiva, è soprattutto un’esperienza di vita cristiana basata sull’amicizia e sulla condivisione.
È da circa trent’anni che ogni estate la nostra parrocchia organizza questa esperienza di comunità. Don Bruno ne è profondamente innamorato. Diversi sono stati i luoghi visitati: da Santa Caterina Valfurva alla Valsavarenche, alla Val Veny in Valle d’Aosta, alla Val di Rabbi in Trentino. Negli ultimi sei anni questa esperienza viene condivisa in unità pastorale con la parrocchia di Venegono Inferiore e vede protagoniste diverse fasce di età interessate: preadolescenti, adolescenti, giovani.
All’esperienza del campeggio, da due anni si è aggiunta la vacanza con le famiglie in Alto Adige.


LA FESTA DELL'ORATORIO


La festa dell’oratorio è la conclusione delle attività estive e l’inizio del nuovo anno pastorale, con la presentazione del tema dell’anno proposto dalla diocesi.
Per anni la festa è stata strutturata attorno alla divisione del paese in due parti, il “da là dul fos” e il “da chi dul fos”, con la consegna finale del palio che veniva custodito per tutto l’anno nella chiesetta di Santa Maria o di Santa Caterina a seconda della parte vincitrice.
Pian piano questa finta rivalità tra i rioni è sparita, e si è arrivati a una festa senza più palio ma con serate di giochi, con il pellegrinaggio al Sacro Monte di Varese e con la giornata di riflessione…
Da due anni poi la festa dell’oratorio rappresenta anche il momento finale di due settimane di oratorio feriale che si svolgono nei primi quindici giorni di settembre, prima della riapertura delle scuole. Vi sono coinvolti molti bambini che, divisi in quattro squadre, si preparano a disputare una specie di finale durante la festa.
La festa dell’oratorio rimane quindi un momento veramente bello, che vede uniti bambini, adolescenti, giovani, adulti e anziani nella serata della tradizionale tombola, nei pranzi e nelle cene insieme ma soprattutto nel momento della messa celebrata sotto il tendone dell’oratorio.