Centro parrocchiale

SHALOM

LA STORIA
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L'ORATORIO

Il Centro parrocchiale "Shalom"

Il Centro "Shalom" dal lato nord

Il portico del lato nord

Il portico del lato sud

Il grande "velario" e lo scalone del Centro "Shalom"

 

SULLE STRADE DELL’EDUCARE:
“Casa di spiritualità familiare” (C.M. Martini)


Nella lettera pastorale Itinerari Educativi (1988-1989), naturale seguito di Dio Educa il suo Popolo (1987-1988), l’arcivescovo Carlo Maria Martini si esprimeva a proposito della necessità di un progetto educativo globale della parrocchia, che comprendesse i singoli itinerari da seguire in relazione alle diverse fasce di età dei membri costituenti la parrocchia.
“Un progetto educativo – sosteneva l’arcivescovo – è qualcosa di più di un semplice itinerario”, di un cammino da percorrere che possa diventare strumento per altri o di un programma operativo che attualizzi il cammino stesso. Un progetto educativo è un insieme di itinerari ben strutturato e composto, frutto di discussione ed esperienza, riferito ad ambienti e soggetti operativi ben determinati, specificato in vari programmi di azione”.
Un progetto educativo quindi, proprio perché frutto dell’esperienza e verificato nella discussione, non è definitivo né costituisce una regola da non trasgredire. Costituisce piuttosto un punto di riferimento, un obiettivo, una traccia da seguire fino in fondo per tutti i componenti della parrocchia, una meta da raggiungere attraverso persone, ambienti, strumenti idonei.
L’invito dell’arcivescovo a definire un progetto educativo, ribadito nella lettera pastorale Educare ancora (1989-1990), è stato sicuramente un suggerimento per riqualificare le nostre parrocchie, ripensandole nella loro particolarità e nella loro appartenenza alla Chiesa universale: un invito a porre attenzione ad una parrocchia fatta più di persone che di gruppi, a una comunità che ha come filo conduttore l’anno liturgico e la partecipazione ai sacramenti.
Il Sinodo Diocesano XLVII qualche anno più tardi, attraverso il documento sinodale del 1995, definisce la parrocchia come “colei che realizza un’autentica figura di Chiesa…, che realizza la missione della Chiesa in un determinato territorio…, una comunità visibile di credenti”. Ma perché la Chiesa si realizzi occorre che la comunione dei suoi membri si traduca in un cammino di pastorale unitario. Il progetto pastorale deve interpretare i bisogni della parrocchia, prevedere numero e qualità dei ministeri, scegliere le mete, privilegiare gli obiettivi urgenti, revisionare il cammino fatto, fare memoria di ciò che si è compiuto. Il progetto pastorale inoltre favorisce la continuità della vita della parrocchia al di là dell’avvicendarsi dei suoi membri.
Le lettere pastorali dell’arcivescovo e il documento sinodale diocesano sono andati di pari passo con le fasi di ideazione, progettazione e costruzione del centro parrocchiale “Shalom”. Durante la visita di inaugurazione l’arcivescovo Carlo Maria Martini ha ammonito benevolmente la nostra parrocchia, ricordandoci che “non è soltanto il tempo del grazie, è anche il tempo di domandarci perché e per cosa si è realizzato questo centro”. Come dire che il centro parrocchiale deve essere il luogo e lo strumento di una parrocchia che cammina, mossa dalla comune fede in Cristo e conscia della direzione del suo cammino: una parrocchia che abbia un progetto, dunque. I suggerimenti dell’arcivescovo sono racchiusi in tre parole: educare, sostenere, proclamare. Educare a una completezza umana e spirituale, educare ad aprire i cuori ai doni dello Spirito Santo. Sostenere le famiglie nel loro sforzo educativo verso i giovani. Proclamare la pace, lo “shalom”, la pace del cuore che è la santità, anche ricordando i membri della parrocchia che hanno condotto una vita esemplare.
Il centro parrocchiale si propone in maniera prioritaria di diventare luogo di incontro, strumento di formazione umana e spirituale, stimolo alla solidarietà e alla missionarietà.
Luogo dell’incontro
Come descritto dall’arcivescovo in Itinerari Educativi, la vita parrocchiale è spesso segnata da freddezza di rapporti, da non conoscenza reciproca, da casualità di incontri. “Occorre dunque partire cercando di sciogliere quanto sa di gelo e addolcire quanto sa di formale…; occorre operare perché le persone si sentano accolte, perché ci sia un clima di fiducia e di apertura…, di fraternità”; occorre operare perché tutti si sentano in comunione e corresponsabili.
Il centro parrocchiale si pone come “casa della festa, della gioia e della pace”, promuovendo rapporti sereni tra i membri della parrocchia, sostenendo iniziative che privilegino la dimensione conviviale e familiare.
Luogo di formazione umana e spirituale
In Itinerari Educativi, l’arcivescovo sostiene come “la coscienza del singolo credente deve poter rispondere alla domanda: cosa farebbe Gesù al mio posto?”. La parrocchia deve aiutare a dare questa risposta, insegnando a pregare singolarmente e comunitariamente, educando alla confidenza con le Scritture, educando a compiere scelte precise, accogliendo l’invito di Cristo alla sequela. E ancora la Parrocchia deve seguire lo sviluppo della vita del credente attraverso i sacramenti, dal nascere al morire, ed educare ciascun credente affinché si assuma la responsabilità della fede degli altri.
Nel documento sinodale si ribadisce che la parrocchia è “luogo nel quale la fede può diventare accessibile a tutti entro le condizioni della vita quotidiana”. Il cristiano deve esservi formato perché diventi adulto nella fede, membro consapevole della comunità credente e testimone del vangelo nel mondo. A questo scopo i ministeri e i carismi di ciascuno devono essere valorizzati. Il centro parrocchiale si pone come “casa di spiritualità familiare” con attenzione e progetti mirati secondo le varie fasce di età di adulti e di giovani.
Stimolo alla missionarietà e alla solidarietà
Nel documento sinodale si legge anche che “la Chiesa è per sua natura missionaria”, in quanto accompagna uomini e donne al Signore Gesù. Non deve trascurare tuttavia l’urgenza della nuova evangelizzazione, anche nei confronti dei diversi ambienti della vita delle persone e nei rapporti fra le parrocchie”.
In Itinerari Educativi lo stesso arcivescovo sottolinea come “la dedizione di se stesso al fratello è ciò che Gesù ha chiesto ai suoi discepoli. La comunità parrocchiale deve invitare a realizzare in concreto la stessa dinamica di vita che apprendiamo dal Maestro”.
In parrocchia si vive l’Eucaristia per farsi investire dallo spirito del Signore che è spirito di dedizione; si vive la carità per restituire gratuitamente la speranza all’uomo; ci si educa ad accogliere il bene fatto da ogni persona. Il centro parrocchiale si propone di tenere vivo il valore della solidarietà attraverso il richiamo continuo ad alcuni semplici gesti, proposti dai gruppi e nei tempi forti. Senza dimenticare che l’ideazione, la progettazione e la realizzazione del centro parrocchiale sono stati compiuti parallelamente a iniziative analoghe di solidarietà nei confronti di Veleru, in India, con cui la parrocchia è gemellata. Il valore dell’annuncio missionario inoltre è tenuto vivo grazie anche alla collaborazione con i Missionari Comboniani.